Il maxi processo Eternit riparte da Vercelli
Mauro Ravarino, 15.01.2020, “Il Manifesto”
Giustizia e Salute. Parte il secondo capitolo della vicenda. Riguarda 392 casi di morte o malattia. L’imputato è sempre Stephan Scmidheiny, prescritto nel 2014
Familiari delle vittime dell'Eternit
Fallito
il tentato «assalto al cielo» del maxiprocesso Eternit, annullato per
prescrizione nel novembre 2014, il percorso di giustizia, imboccato anni fa dai
familiari delle vittime della fibra killer di Casale Monferrato, riparte da
Vercelli. Con fatica, ancora più morti alle spalle e una rinnovata fiducia
nelle istituzioni. «Speriamo che questa volta Schmidheiny non la faccia franca:
vittime di amianto ce ne sono state e ce ne saranno ancora», dice Italo Ferrero
dell’Afeva (l’associazione dei familiari delle vittime), che ha avuto 4
familiari morti di amianto, tra cui uno di 49 anni che non aveva mai lavorato
nella fabbrica di via Oggero. Ieri mattina, al Tribunale di Vercelli, è
iniziata l’udienza preliminare del processo «Eternit bis», che riguarda 392 casi
di morte o malattia. L’imputato, a cui i pm vercellesi contestano l’omicidio
volontario, è Stephan Scmidheiny, l’ultimo padrone in vita dell’Eternit, la
multinazionale dell’amianto che a Casale Monferrato aveva il più importante
stabilimento italiano, attivo dal 1907 al 1986. L’accusa mossa è diversa da
quella del maxiprocesso, imbastito dal pool di Raffaele Guariniello, dove gli
venne contestato il disastro doloso ambientale, reato considerato prescritto
dalla Cassazione.
Davanti al gup Fabrizio Filice, per tutta la giornata, ha avuto luogo la
verifica di costituzione delle parti. Il giudice ha rigettato le obiezioni
della difesa di Schmidheiny, che lamentava la presenza di troppe associazioni
parte civile, ammettendo, invece, tutte le costituzioni. Nell’udienza di
venerdì inizierà la discussione con le richieste di pm e parti civili. Fuori
dal Tribunale, in presidio, familiari e attivisti hanno indossato il tricolore
con la scritta «Eternit giustizia». Presenti Legambiente, Cgil e i leader di
questa coraggiosa battaglia iniziata sul finire degli anni 70: Bruno Pesce,
Nicola Pondrano e l’oncologa Daniela Degiovanni. A Casale Monferrato si contano
oltre 2.500 vittime per malattie correlate all’esposizione da amianto, la
maggioranza non aveva mai lavorato all’Eternit. Si contano almeno cinquanta
casi all’anno di mesotelioma, un tumore con una incubazione di quarant’anni. I
casi di Casale nel maxiprocesso erano insieme a quelli di Cavagnolo (Torino),
Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia). Il fascicolo, nato dalla procura di
Torino, è stato «spezzettato» dal gup Federica Bompieri che ha riqualificato il
reato da omicidio doloso (contestato tuttora dai pm vercellesi) a omicidio
colposo (colpa cosciente), assegnando i quattro filoni ad altrettante Procure in
base alla competenza territoriale. «Giustizia, bonifiche, risposte sanitarie.
Ci aspettiamo un processo che tuteli anche le vittime e una sentenza che dica
che certe cose non si devono fare», ha sottolineato Bruno Pesce.